House of Gucci : La nostra recensione

“Father, Son and House of Gucci”.

Questo è House of Gucci. O ciò che esclamerà a fine visione chi conosce il vero caso Gucci. Ma procediamo per ordine.

Vero è che il film altro non è che l’adattamento cinematografico del libro di Sara Gay Forden, “House of Gucci. Una storia vera di moda, avidità, crimine” (in inglese The House of Gucci: A Sensational Story of Murder, Madness, Glamour, and Greed), diretto da Ridley Scott e basato sulla sceneggiatura di Becky Johnston e Roberto Bentivegna. Vero anche che il cast stellare che vede nomi come Al Pacino, Lady Gaga, Adam Driver, Jared Leto, Jeremy Irons, Salma Hayek e Madalina Ghenea fanno ben sperare in un successo clamoroso… Però, ahimè, ci sono troppi errori, troppi.

Premetto che non ho letto il libro, per cui non posso dire se ci sia una linearità con la trama, ma conosco il caso Gucci e posso dire senz’altro che ci sono state moltissime mancanze.

E’ vero, il film non è incentrato sul caso Gucci, ma sulla figura di Patrizia Reggiani, interpretata da Lady Gaga, e che si è cercato in tutti i modi di far emergere questa figura spregiudicata e disposta a tutto pur di ottenere il successo e l’appartenenza ad una delle famiglie più ricche del tempo; però trovo la mancanza di alcuni particolari e accorgimenti, davvero un peccato per la buona riuscita del film. Anche perché non dimentichiamoci che stiamo parlando di un film basato su fatti realmente accaduti.

Ad ogni modo, nonostante le numerose critiche rimbalzate sul film, sono andata con nessuna aspettativa, nessun pregiudizio, perché non ho voluto credere a ciò che avevo letto. Ma mai decisione presa si rivelò così sbagliata. Ho davvero provato per tutto il film a cercare un qualcosa che me lo facesse andare a genio, ma tolta la magistrale interpretazione di Al Pacino, l’altrettanta eclettica di Jared Leto, la scrupolosa attenzione ai vari look e la ormai celebre frase “Father, Son and House of Gucci” che ha creato l’hype durante tutto il periodo di sponsorizzazione, non sono riuscita a trovare nulla, nulla che mi andasse a genio.

Continuavo a trovare ingiusto che, ad esempio, alcuni membri della famiglia Gucci non venissero neanche minimamente menzionati. Ad esempio Maurizio Gucci nella vita ha avuto due figlie, Alessandra ed Allegra, ma nel film compare solo la prima. Ma anche che Paolo e Maurizio Gucci fossero entrambi figli unici, cosa che nella realtà così non è. O anche l’incontro tra Maurizio e Patrizia che nel film viene fatto avvenire nel 1978, quando in realtà si sono conosciuti nel 1970, sposati nel 1972 e nel 1976 era già nata la loro prima figlia, Alessandra. O la morte dello stesso Maurizio che nel film avviene nel quartiere Coppedè a Roma, quando in realtà tutti sanno che è avvenuta nell’androne dello stabile in cui si trovavano gli uffici della sua società, a Milano. Insomma, dettagli che, agli occhi dei più attenti, ma anche di chi conosce poco e niente sulla vicenda, lasciano piuttosto perplessi.

Non mi sento di esprimermi, poi, sulla scelta stilistica di far parlare gli attori in un inglese con un forte accento italianizzato/”russizzato”. Poi alcune parti in italiano, altre in inglese. C’è una scena, infine, sulla neve, che sembra più una scena di un film di Natale dei fratelli Vanzina.  Un’altra in vespa che sembra un richiamo a “Vacanze romane”. È tutto così caotico che non capisco, scusate.

Per concludere in poche parole direi: una trashata pazzesca! Ed è un peccato, perché se solo si fosse messo la stessa cura e ricercatezza messa nei dettagli degli abiti e delle pettinature nel seguire lo storyline degli avvenimenti, forse, e dico forse, sarebbe stato un film più bello e piacevole da vedere.

Mi spiace, ma mi unisco al disappunto della famiglia Gucci.

Voto 5/10

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