Il libro della giungla: Recensione!

Come direbbe Baloo “Bastan poche briciole, lo stretto indispensabile ed i tuoi malanni puoi dimenticar”.

Ed invece a me son bastate poche briciole a far sì che il film non mi andasse a genio.

 

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Il live action de Il libro della Giungla nasce come un connubio tra il classico Disney del 1967 e l’omonimo capolavoro letterario di Rudyard Kipling. L’idea del regista Jon Favreau e dello sceneggiatore Justin Marks  era quella di sviluppare una trama che si avvicinasse il più possibile al capolavoro letterario, non distaccandosi di molto dal capolavoro Disney degli anni sessanta.

Notevoli rifacimenti al classico d’animazione devo dire che ci sono stati, ma sono stati fatti in malo modo. Primo fra tutti il cambiamento di alcune parti del testo della canzone di Baloo. Se siete dei Disneyani doc e sapete tutto a memoria, allora questo piccolo particolare non potrà non saltarvi all’occhio, anzi all’orecchio.

Secondo punto è stato l’omissione del personaggio di Shanti (la ragazzina presente nel classico Disney del 1967) per dar spazio ad un finale dal valore ben più nobile ed al passo con i tempi. Badate bene, non condanno questa scelta, è solo che mi sarebbe piaciuto vedere anche lei nel film.

 

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Un terzo punto negativo, a mio avviso, è stata la qualità del 3D che non rendeva a pieno l’eccellente lavoro di fotografia. Nella clip mostrata in anteprima, infatti, dove Raksha, nonché mamma lupa, saluta Mowgli, si rivela molto di più (sempre a mio parere) l’eccellenza fotografica del lavoro al computer. Quando, infatti,  Mowgli accarezza il pelo dell’animale, quest’ultimo non sembra affatto essere frutto di una costruzione digitale, bensì una creatura in carne, ossa e pelo!

E mi dispiace, mi dispiace tantissimo perché davvero mi aspettavo tanto da questo film. Dalle prime immagini che ne sono venute fuori, mi aspettavo qualcosa di davvero molto bello, toccante e realistico, ma nella versione in3D in cui l’ho visto non è stato così.

Per carità, il finale è stato inaspettato e molto toccante e, sempre a mio modesto parere, anche al passo con i tempi e con la volontà di dare un’immagine dell’uomo del tutto responsabile e rispettoso del mondo animale. Anche la scena vista in anteprima, di cui sopra, è stata molto umana e commuovente, soprattutto per chi è madre o per chi, più semplicemente, ha uno spiccato senso materno.

Per quanto riguarda il doppiaggio, invece, ottima e professionale la trasposizione vocale degli interpreti italiani sui vari personaggi animali aiutati anche dai particolarissimi effetti speciali.

In conclusione posso affermare che nonostante questi piccoli inconvenienti, Il libro della Giungla resta uno dei più grandi capolavori della Disney e che questa visione – se vogliamo dire – moderna non è altro che l’evoluzione della natura e del pensiero umano. L’idea che si è voluta diffondere con questo live action è che, secondo me, ognuno di noi è fatto a modo proprio e mai e poi mai dovrebbe comportarsi o comunque agire come farebbero gli altri, se solo si è convinti delle proprie idee e delle proprie capacità, ma soprattutto bisogna seguire quella che è la propria indole morale.

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