Zootropolis – La conferenza con Registi, Produttore e Doppiatori italiani

Dopo aver incontrato i registi, Byron Howard e Rich Moore, il produttore Clark Spencer, e i doppiatori dei personaggi secondari del film di Zootropolis (in uscita nelle sale italiane dal 18 febbraio), eccomi qui a farvi un bel resoconto di questa splendida conferenza a cui ho avuto la possibilità di partecipare. E devo ammettere che si è trattata di una delle esperienze più belle della mia vita da Disneyana. Eccomi qui, a pochi giorni dall’uscita nelle sale italiane del nuovo classico Disney, a riportarvi le parole di chi ha vissuto veramente questo film.  E state tranquilli. Di spoiler non ce ne sono!

Come prima cosa sono entrati Byron Howard, Rich Moore e Clark Spencer, in compagnia dello speaker della conferenza e della traduttrice, che ha fatto un ottimo lavoro, visto e considerato quanto hanno parlato i nostri geni della Disney. Per me è stata una grande emozione. Soprattutto poter parlare con Byron Howard, donargli un mio disegno e ricevere il suo autografo! Se siete interessati a vedere la scena, ecco qui il video!
Ma passiamo a parlare della conferenza vera e propria! Ecco qui riportata l’intera intervista, botta e risposta , con i nostri registi e produttore!

Domanda: E’ un film dove si sente molto la bella tradizione Disney di animali parlanti di un certo tipo. Certe Volpi, certi Robin Hood… parlatemi di come Zootropolis può sposare questa straordinaria tradizione dell’animale Disney, con il momento storico che stiamo vivendo, con la nostra modernità.

Rich Moore: In realtà è stato Byron quello che ha avuto l’idea originale. Ovvero prendere quello che era la tradizione Disney e rifarla però con un film di animali parlanti, ma allo stesso tempo che fosse un film contemporaneo. Perché noi volevamo realizzare qualcosa che fosse al insieme senza tempo e che però contenesse tutti quegli elementi essenziali. Il collegamento con dei classici Disney, con il design con le cose tipiche tradizionali che ci potessero ricordare film come Robin Hood, il Libro della Giungla, ma anche il Re Leone. Tutti film che sono noti e conosciuti a tutti quanti. Prenderli, per poi trasporli in quello che è un contesto moderno, contemporaneo. Possiamo dire che è un po’ la fusione del classico Disney, con un mezzo contemporaneo con un argomento quanto mai  attuale .

Byron Howard: In realtà non posso che unirmi a quello che ha già detto Rich, nel senso che quello che abbiamo fatto è che abbiamo preso questo mondo, il mondo di Zootropolis , che rappresenta una vera e propria analogia con quello che è il nostro mondo: il mondo degli umani. E da lì poi che viene fuori la parte ancor più divertente. La parte ancora più bella. Perché è un mondo animale che ha molte similitudini con il nostro, molti paralleli. Hanno i cellulari, vanno al lavoro.. e molto dell’umorismo viene da lì. Dal fatto che abbiamo preso quelle cose che sono tipicamente umane, dandogli però quel tocco, quella versione animalesca…  Da lì, per esempio, la scena dei bradipi, molto bella molto divertente.  Non so altrove ma negli Stati Uniti, quello che per noi è il dipartimento della motorizzazione, è molto molto lenta molto. Quindi da qui è partita l’idea; ci siamo detti: perché non far si che la motorizzazione di Zootropolis sia guidata da personale fatto di bradipi? E a quel punto la scena si è scritta da sola. E mi sembra che anche gli italiani con la burocrazia sappiano di cosa stiamo parlando.
È diventato un riflesso di quello che è il mondo, di quello che è la contemporaneità. È parte di questo tipo di storia  quello di avere animali che sono e che si muovono esattamente come gli esseri umani.

Domanda: Visto che il film è prima di tutto un poliziesco, visto che c’è un’indagine e un mistero da risolvere, vi siete ispirati a qualche film di genere? Perché io ci ho visto molto 48 ore, che è il film anni 80 con Eddie Murphy e Nick Nolte.

Rich: Certo in effetti sì, sia Byron che io amiamo molto i film polizieschi, tra l’altro come anche il nostro capo responsabile delle storie e gli altri sceneggiatori. Abbiamo un po’ rivisto, rivisitato quelli che erano i film noir, China Town, il Terzo uomo, Double identity… e anche i film polizieschi degli anni ‘80, dove c’è la coppia di poliziotti. Abbiamo rivisto Arma letale , 48 ore, Beverly Hills cops. Li abbiamo rivisti, siamo andati a cercare quelli che erano un po’ le convenzioni, i modi in cui venivano raccontate le storie. Possiamo dire che forse questo doveva essere un film anche poliziesco. Possiamo forse dire che è il primo film poliziesco, se certo, non consideriamo Basil L’investigatopo, però diciamo che forse è il primo poliziesco dell’era moderna. Sì, li abbiamo rivisti e rivisitati. Abbiamo fatto i compiti a casa.

Un’altra cosa volevo aggiungere. Il capo responsabile della storia che è colui che è incaricato di occuparsi e seguire tutti gli artisti che lavorano agli storyboard, ci ha ricordato che probabilmente questo sarebbe stato il primo film poliziesco che i bambini avrebbero visto in assoluto, quindi anche l’idea di farli avvicinare per la prima volta a un poliziesco, a una storia di detective, insieme a tutto il resto è quella che ci ha spinto doppiamente a impegnarci a lavorare, per far sì che questo fosse una buona e bella prima volta.

Domanda a Clark Spencer: Tu lavori nella Disney dai tempi di Lilo e Stitch, abbiamo tre campioni qui a questo tavolo. Raccontaci di come hai attraversato questo cambiamento, questi anni e l’arrivo di John Lasseter. Perché sembra che Zootropolis abbia raggiunto il perfetto climax.

Clark Spencer: John Lasseter e Adam Kadmon sono entrati a far parte della Walt Disney circa dieci anni fa e il loro ingresso, e il loro arrivo hanno modificato completamente il modo in cui si realizzavano e creavano i film. È stata una svolta completa, hanno creato questo gruppo. Fino a quel momento i film venivano fatti dagli executives, invece creando questo gruppo hanno rimesso tutto nelle mani dei registi, dei realizzatori, sia la storia che il film e quindi c’è questa continua collaborazione perché tutti quanti guardano e lavorano al film e guardano quello che viene realizzato, con questa enorme apertura che contraddistingue questo gruppo, tutti quanti dicono esplicitamente quello che secondo loro funziona e cosa no. Questo ha spinto tutti quanti noi registi e realizzatori a impegnarci ancora di più e a dare il meglio e il massimo, proprio perché si fa tutto in funzione della migliore riuscita, tutto mirato a far sì che il film sia la versione migliore di quello che può essere. Si tratta di una cosa molto importante perché credo che siano davvero gli unici studios a Hollywood dove si è raggiunto questo livello di collaborazione,  coinvolgimento e partecipazione.
Rich: Ancor più che clima o squadra, la possiamo definire una vera e propria famiglia, dove c’è l’appoggio e il sostegno reciproco, dove l’obiettivo è realizzare davvero il film migliore a livello collaborativo piuttosto che concentrarsi sul singolo film del singolo regista.

Domanda: Visto che in Big Hero 6 era piuttosto palese che San Fransokyo fosse formata da due città: quali città ci sono in Zootropolis?

Byron: Ottima domanda. Quello che abbiamo cercato di fare è far sì che Zootropolis non apparisse come una città , prettamente e strettamente americana. È vero siamo cineasti americani ma lo staff dello studios è costituito da circa 800 persone che vengono da tutte le parti del mondo, quindi abbiamo ritenuto che fosse nostro dovere e responsabilità far sì che fosse una città del mondo, che contenesse elementi di varie parti del mondo e quindi abbiamo fatto studi su Shanghai , Hong Kong, Tokyo, Barcellona, Roma, Parigi e anche alcune città americane. Se avete notato ci sono delle zone e dei quartieri tipo Tundra Town oppure Piazza Sahara, e  il quartiere della foresta pluviale, che possono richiamare a distretti cittadini come il Bronx o Brooklyn. Il nostro obiettivo era quello di conferire a queste aree, a queste zone e distretti della città, una caratteristica che consentisse a qualsiasi spettatore di identificarsi con questa  città. Di trovare qualcosa con cui relazionarsi, anche se si tratta di un mondo folle, pazzo, abitato da animali.

DOMANDA:  Volevo chiedere:  in questo film c’è una città che inizialmente sembra ideale, perché ognuno ha il suo spazio, però poi non può più vivere vicino agli altri, diventa un problema. Visto che è un film abbastanza realistico, come sono realistiche anche le caratteristiche dei personaggi animali, alla fine ci accorgiamo che alla fine la città ideale in realtà non esiste. Volevo sapere: di che messaggio si tratta? Non è propriamente un lieto fine, pur essendo un film d’animazione.

Byron: Ottima domanda anche questa. Quello che volevamo fare era caratterizzare la città di Zootropolis come una città realistica., dove non tutto è buono e non tutto è cattivo. E volevamo che la sensazione, l’impressione di questa città da trasmettere  fosse quella di una  qualsiasi città del mondo, quindi con i suoi lati positivi e i suoi lati negativi. E la prima volta che entriamo in contatto con questa città è attraverso gli occhi di Judy , questa ragazza ottimista che pensa che in questa città tutti possano essere quello che vogliono. Noi questa storia la vediamo un po’ come una storia di maturazione. Il fatto che Judy maturi cresca e crei una versione migliore di se stessa. Non che cambi completamente. In questo modo lei può aiutare il mondo, perché in questo viaggio, come scopriamo appunto nel film , il mondo non è perfetto. Ha i suoi problemi. Come cittadina del mondo lei impara che non si può cambiare il mondo, non si cambia cercando di modificare le cose, ma cercando di migliorare se stessi. Questo in un certo senso è il messaggio che il film vuole far arrivare.

Clark Spencer: Io volevo aggiungere una cosa. Sin da quando sono stato coinvolto in questo progetto, circa 4 anni fa, quello che mi è piaciuto moltissimo in quello che Rich e Byron avevano creato, era  questo mondo meraviglioso, di quanto questo fosse così bello, così grande. Un posto in cui gli animali in maniera intelligente si sono resi conto di come si potesse convivere. E poi anche la minuzia nell’attenzione del dettaglio, la cura messa nelle varie scale, quindi le porte di varie dimensioni, le case di varie dimensioni e anche il grande rapporto che si instaura e crea tra i due personaggi, che sono in contrasto l’uno con l’altra, ma che creano questo bellissimo rapporto. Ma anche le personalità degli animali, delle varie specie. Dal bradipo al bufalo, a tutti gli altri che sono presenti. E quini anche questo livello è molto sviluppato nella storia. Quello che noi volevamo fare era  mantenere la tradizione, il retaggio dei classici Disney però metterli in un mondo che fosse moderno, raggiungendo il giusto equilibrio. È questo bellissimo tema, che secondo noi è molto importante. È la cosa che ho apprezzato sin da quando mi è stata presentata questa storia, e questo mondo.

Rich: Questo è quello che la rende anche una storia con cui uno si può identificare, si rapporta. Perché quello che noi volevamo ottenere era per l’appunto renderla autentica. Non è il classico finale da favola: e vissero tutti felici e contenti. È molto più realistico.

Domanda: Avete realizzato una scena action con i bradipi? Quante scene avete tagliato con i bradipi?

Rich: É un’idea grandiosa. Fate sì che il film sia un successo così che avremo una scusa per uno spin-off con i bradipi.

PARTE DEI DOPPIATORI ITALIANI:

Dopo qualche minuto dall’uscita dalla sala di Byron, Rich e Clark, sono entrati alcuni dei doppiatori che hanno lavorato alla versione italiana di Zootropolis: Diego Abatantuono, voce di Finnick, nonchè compare di Nick Wilde, Paolo Ruffini che doppia Yak il bue muschiato, Teresa Mannino la voce di Fru Fru, Frank Matano , la voce di Duke la Donnola e Massimo Lopez, il sindaco Lionheart.

Domanda: Volevo sapere brevemente, da ognuno di voi cosa avete messo di vostro nel personaggio e se vi siete divertiti a doppiare questi animali intelligentissimi.

Diego Abatantuono: La voce ovviamente. Chi comincia? Prego.

Massimo Lopez: Diciamo che io ho avuto il piacere di doppiare il leone, il sindaco di Zootropolis, e credo di aver fatto personalmente, come Massimo Lopez, domanda di trasferimento. Mi piacerebbe vivere lì perché si respira una bella armonia, un bell’equilibrio tra tutti gli esseri viventi di tutte le razze. Il fatto che ci sia una bella convivenza fra tutte le razze, senza discriminazioni e senza luoghi comuni e senza pregiudizi , è molto bello, si respira questa armonia.
Il doppiaggio per me è stato divertente. Nel senso che mi piaceva l’idea di doppiare il leone.  Poi faccio spesso il doppiaggio e quindi mi diverte molto adattare la mia voce , un po’ a modo mio a seconda della fisicità e del carattere del personaggio . Mi piaceva questo suo essere un po’ leone, un po’ vanesio un po’… un personaggio buono e positivo. Questo è stato un grande divertimento per me.

Frank Matano: Io ho doppiato una donnola. Maschio. Io ho doppiato pochissime cose nella mia vita e quando mi hanno chiesto di doppiare un film Disney non ci potevo credere. Ho doppiato dando la mia cadenza, un po’ più acutina e nel film mi hanno fatto urlare tantissimo. E respirare un po’ così… Cose che non faccio nella vita… cioè respiro nella vita ogni giorno, per motivi di sopravvivenza. Però urlare, fare cose che non mi ritrovo a fare normalmente… è stato divertentissimo. Roberto Morville mi ha dato consigli pazzeschi su come fare al meglio questa cosa ed  è stata sia un’esperienza divertente che istruttiva. Ho potuto anche imparare nella giornata in cui l’ho fatto, tante cose. Almeno 12.

Massimo Lopez: Puoi elencarle per favore?

Frank Matano: Beh alitare, respirare, urlare, dire delle cose che non direi. Essere autentico e rispettare il personaggio. Queste sono cinque, il resto ve le dico su internet.

Teresa Mannino: Io invece ho doppiato Fru Fru, che è un topo ragno. Al peggio non c’è fine, Matano… e pure mi somiglia! Perché ha il naso importante. Perché non è un nasone , è un naso importante il nostro. E tantissimi capelli. Fru Fru è tutta ‘aaaah’… tutta così. Cosa ci ho messo di mio? un po’ di siciliano. Però non tantissimo in realtà. E poi la leggerezza. Che ce l’ha, io l’ho seguita e ce l’ho anch’io. E quindi diciamo che queste sono le due caratteristiche fondamentali.

Paolo Ruffini: Io ho doppiato Yak, che è… che bestia è? È  un bovino… un po’ figlio dei fiori. Era una voce che mi è tornata un pochino nella vita e ci ho messo del mio.

Diego Abatantuono: Tu parlavi già così nella vita?

Paolo Ruffini: Sì… vedevo stallone e mi immaginavo di doppiarlo così a volte.

Massimo Lopez: Ah eri così, ti sei identificato un pochino nel personaggio?

Paolo Ruffini: Sì .. sono molto bovino dentro. Sono andato anche io in giro nudo, come lui per tanto tempo. Nel senso … lui fa parte di questi animali naturalisti, perché a Zootropolis tutti gli animali sono vestiti e ovviamente dove c’è lui tutti gli animali sono nudi ed è una cosa che scandalizza molto la protagonista.

Teresa: É un bue muschiato il tuo.

Paolo Ruffini: Quindi molto bella l’esperienza, meravigliosa e straordinaria. Io ho un rapporto simbiotico con i film di Walt Disney, ovviamente come diceva Frank. Prima ha detto una cosa bella : chi non ama la Disney non ha un cuore. Come diceva Walt Disney: se puoi sognarlo puoi farlo. Io l’ho sognato, l’ho fatto e non mi vergogno di essere felice.

Diego Abatantuono: Io un po’ tutto quello che hanno detto loro, diciamo. Il riassunto di quello che hanno detto è un po’ quello che avrei detto io. Certo, è difficile trovare cose originali quando si parla per ultimi, come sempre. Però il doppiaggio non è una cosa che faccio di consueto, anche perché il massimo che mi è successo è stato di doppiare me stesso. È più facile. Il personaggio di un volpino topato è particolare. Cercare di essere un po’ originali e di mantenere però un’identità e una voce che possa essere riconoscibile dal pubblico. Una doppia difficoltà per uno a cui ne bastava una. Mi è sembrato molto divertente, per una cosa che non avevo mai fatto. Invece i film li abbiamo visti tutti. Perché tutti siamo stati bambini, e molti hanno avuto dei figli, e poi quei figli ne hanno avuti altri, che sono poi dei nipoti e quindi… il bello del cartone è che non c’è mai fine. E non deve mai finire, perché è di fantasia e di allegria e di gioia, ha un modo di raccontare la realtà, che ti permette mille sfaccettature, al contrario del cinema normale che deve essere in qualche modo identificato. Si apre un mondo pieno di possibilità. Per me è stato molto divertente, anche perché il film è molto bello quindi… poi devo dire che i film Disney sono belli… tu pensa a quante volte chi ha avuto dei figli li ha dovuti vedere. Se non fossero stati molto belli , io che ho avuto 3 figli, ho visto i film almeno 90 volte, mi sarei buttato dalla finestra. È stata una bella esperienza per tutti mi sembra di capire.

Frank Matano: Sì, è condivisa.

Domanda:  Volevo sapere, quale altro personaggio avreste doppiato con così tanto piacere? E coincide con il vostro film Disney preferito?

Paolo Ruffini: Io avrei doppiato sicuramente Wall-e, perché è silenzioso e quindi avrei lavorato pochissimo, ma sarei stato il protagonista ed è il mio film preferito. E probabilmente,, il mio film Disney, non Pixar, preferito, ovvero Le Follie dell’Imperatore. Che però hanno fatto magistralmente Luca e Paolo.

Frank Matano: A me sarebbe piaciuto tanto doppiare Rafiki. Perché ? Non me lo sono mai chiesto, però è un personaggio fichissimo. Mi dispiace non averti potuto dire di meglio.

Massimo Lopez: Io a scelta, tutti i personaggi de Il libro della Giungla, e anche me stesso. Mi sarebbe piaciuto essere ne Il Libro della Giungla ed essere doppiato. Vivere con loro.

Diego Abatantuono: Io non saprei scegliere. Tanti.  Ne Il Libro della Giungla per esempio ci sono dei personaggi che mi sarebbero stati congeniali.

Massimo Lopez: Baloo.

Diego Abatantuono: Baloo.. uno si immagina qualcosa a cui si assomiglia. E mi abbinano subito all’orso. Infatti qui mi avevano proposto un elefante. Non so come mai, dall’elefante siamo passati a qualcosa di meno. Sempre di meno e siamo arrivati al minimo.

Teresa Mannino: A me piacciono tutti i personaggi, maschili però. Per esempio Cenerentola non l’avrei mai doppiata, perché è troppo bella così. L’avrei rovinata con l’accento siciliano.

Diego Abatantuono: Diventava CenerAntola.

Teresa Mannino: Biancaneve pure era troppo dolce. E non va bene. Quindi forse un topino. Non il topo ragno, ma i topini di Cenerentola.

Massimo Lopez: Quindi sempre topini.

Diego Abatantuono: Gira gira…

Interlocutore: Teresa, prima ti sei fatta portavoce dei messaggi del film. Quello che hai detto mi sembrava così bello.

Teresa Mannino: Qual era la domanda?

Paolo Ruffini: Sul terrorismo.  Di là ci hanno fatto la domanda se il film raccontasse anche un po’ la realtà del terrorismo. Io volevo rispondere…  la vera vittoria contro di questo è la fantasia, è la poesia che in questi film continuano a esprimere, e forse dico una cosa di una logica banale e scontata, però secondo me la risposta è questa: è inutile andare a cercare argomenti attuali a volte in questi film. Ovviamente è un film politico. È un film dove esprime la realtà attuale. Appena c’è qualcosa che porta avanti un nucleo sociale, c’è una manifestazione contro. Come sempre attraverso i cartoni animati, però a volte guardando ci si sente delle persone migliori.

Teresa Mannino: In realtà diceva come, il fatto di farsi condizionare dalla paura, presente in questo film, e ci condiziona anche negli atteggiamenti ci può far diventare razzisti, ci può far diventare ciechi. Secondo me in questo film c’è questo messaggio, il fatto di non farsi accecare dalla paura. E siccome viviamo in un momento in cui la paura è alta, chiaramente non puoi non fare riferimento a ciò che succede.

Domanda: Io non so se avete notato i dettagli dell’animazione: avete notato la carota sul cellulare.

Paolo Ruffini: I dettagli erano bellissimi.

Massimo Lopez: Hanno fatto uno studio pazzesco sul mondo animale, quelli della Disney. Sono andati in giro per il mondo a sfogliare le caratteristiche, che vengono tutte un po’ fuori, di ogni animale. È interessante. Bello anche… il fatto che impariamo sempre dagli animali. Non è un caso. È stato un lavoro bestiale.

Domanda: Teresa tu hai una bimba. Ha capito cosa fai in questo film? E nella vita?

Teresa: Ormai ha sei anni, l’ha capito eccome. Mi dice: Mamma anche io voglio fare la comica da grande. Anche lei non vede l’ora di vedere il film. Le ho spiegato ‘non mi riconoscerai perché dico tre cose…’ perché dico tre cose. Ma la cosa più bella è che la protagonista ha il nome di mia figlia in inglese. Judy, quindi Giuditta. E le ho detto che sarà proprio bello, perché insomma lei sarà la protagonista, l’eroina che aiuta e cambia le cose, quindi un bel messaggio. Anche perché i cartoni animati, sono fondamentali per l’educazione. Anche perché oggi come oggi, a differenza dalla mia generazione, guardano cartoni composti da episodi autoconclusivi di massimo cinque minuti, la storia inizia e finisce in quel breve tempo. Non presuppone un passato e un futuro. Non sono abituati come noi, ad aspettare per un anno  davanti la televisione per scoprire se Clara avrebbe camminato. Quindi i bambini oggi, andare a vedere un bel film Disney al cinema o a casa, li riporta in un tempo reale. Che le cose succedono in tempi più lunghi.

Domanda: Tu Diego hai tre figli, hanno capito?

Diego: Io ho visto tantissimi cartoni, come tutti quelli che educano i figli. Chi ha i figli ne ha visti tanti. Tra un po’ li vedrò con i nipoti, spero molto presto… e quindi è un piacere. Come dicevo prima…

Domanda: Una curiosità per Teresa Mannino. È un film, parlando seriamente o meno,  che è anche contro il pregiudizio, contro gli stereotipi. Però c’era la citazione de Il Padrino e comunque a te hanno fatto fare la figlia del padrino perché sei siciliana.

Teresa: Infatti quello è l’unico pregiudizio che è rimasto.

Diego: Immagina il film del Il padrino in milanese…

Teresa: É talmente divertente quel personaggio, poi fatto da Leo Gullotta, che è l’unico che sono riuscita a sentire al doppiaggio. Ho sentito la sua voce: è stupendo e fa morire. In effetti però, sono dei mafiosi un po’ strani. Quindi forse è l’unico pregiudizio che rimane, però gli altri stereotipi e pregiudizi volano via.

Domanda: Volevo dire che anche Frank Matano doppia un ladro, quindi mi sa che non è il solo pregiudizio.

Frank: Però questo lo pensi tu. Io non vedo niente.

Domanda: La mia domanda è per i doppiatori non professionisti. Massimo Lopez, sappiamo che lei con la voce fa meraviglie. Invece gli altri sono personaggi che si riconoscono nella loro controparte animata. Che cosa pensate del nuovo doppiaggio in Italia, soprattutto nei film d’animazione che tanti Talent vengono chiamati a doppiare  e non i doppiatori professionisti.

Diego: Io credo che i doppiatori professionisti siano proprio i più bravi, e continueranno a doppiare. Infatti i protagonisti sono professionisti. Poi penso che sia per variare, forse perché gli attori portano qualcosa di loro, di originale, per dare vita alla cosa. Ma non credo che una cosa possa sostituire l’altra.

Paolo: Io credo che la persona che citava prima Frank, Roberto Morville, è molto abile nell’individuare un carattere. Io ad esempio vi  parlo di uno dei miei film preferiti, io amo molto Toy Story. Il personaggio di Woody ha la voce di Fabrizio Frizzi che è totalmente improbabile rispetto al doppiaggio. Però ora non mi viene in mente nessun altro, forse. L’ho amato profondamente. C’è una certa abilità proprio nel trovare un carattere. Forse in base a una sensazione. Però non credo che ci sia una differenza sostanziale, se non per il fatto che evidentemente i doppiatori professionisti, ovviamente continuano ad essere un motivo portante del film. Noi non è che facciamo i protagonisti. Siamo un corollario all’interno di doppiatori straordinari.

Teresa: Io ho visto il film nella versione già doppiata, da professionisti. Ed è bellissimo. Comico. Non l’ho visto ancora doppiato da noi, però era forte, era comico. Era perfetto già così. Quindi probabilmente si porta qualcosa in più, ognuno con le sue difficoltà. Per esempio io ho fatto fatica all’inizio a fare una voce un po’ diversa dalla mia, perché mi dava fastidio… però poi mi sono divertita perché, proprio come diceva Massimo, giocare con la voce è anche divertente. Però ti devi un po’ superare, devi metterti da parte. Avendo fatto un po’ di radio, quello mi ha aiutato a non guardarmi, a ascoltarmi e basta. È vero che gli attori portano un carattere, un qualcosa in più. È bene come dicevano le indicazioni di Roberto e anche del direttore al doppiaggio: ci devi essere ma non troppo, perché poi dèvi l’attenzione dal personaggio, chi guarda dice: ah ma questo è… e perdi di vista quello che stai guardando.

 

Che dire di altro? Direi che i nostri interlocutori abbiano parlato più che abbastanza. Ora non ci resta che attendere il 18 febbraio, per vedere anche noi il film Zootropolis! Intanto, eccovi qualche foto della conferenza.

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